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     Spegniamo il fuoco
                         e
accendiamo l'ambiente

 

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a cura di
Gianluca Vitale Roberto Bagarello


 

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ed in collaborazione con il  

 

 

con il contributo della
 

 


 

Premessa 

Attraverso la fiction, l’animazione teatrale è possibile far vivere ai bambini un’esperienza di educazione ambientale e quindi simulare degli atteggiamenti o dei comportamenti che, se ripetuti nella vita reale, possono aumentare la salute dei nostri boschi, dei nostri giardini, delle città in cui viviamo.

 

Cosa s'intende proporre

Nella scuola l’educazione alla salute spesso prende il via, giustamente, dalla ricerca di una buona qualità del “prodotto mensa”, ma ciò necessita di un ulteriore prolungamento sotto il profilo strettamente didattico. Ovvero per ottenere un prodotto agricolo genuino è lecito immaginarsi che si debba partire da una terra di base che sia in salute e non inquinata dalle piogge acide, piuttosto che da pesticidi estremamente efficaci con gli insetti ma forse dannosi per l’uomo; e ancora pensiamo alla mucca pazza, piuttosto che al pollo ed ai pesci alla diossina, oppure all’afta dei suini. Non è possibile, a questo punto, tralasciare lo stato di salute di ciò che sta sopra di noi, ovvero il cielo, l’aria che respiriamo ed il suo peggiore nemico: l’inquinamento atmosferico.

Stiamo dunque parlando di ambiente, natura e ciò che noi proponiamo è proprio un’esperienza di educazione ambientale realizzata attraverso un intervento di drammatizzazione, un’officina teatrale avvalendosi della consulenza diretta del Circolo Forestale Culturale.

 

La trasversalità educativa

Il fuoco, l'acqua, la flora e la fauna, l'aria e la terra, il Corpo Forestale dello Stato sono tutti argomenti che accomunano varie discipline scolastiche o differenti campi d’esperienza della scuola dell’infanzia.

Scienze, storia, geografia, lingua, educazione all’immagine al servizio della salute ambientale, mentale e fisica.

 

L'interazione con enti e territorio

Scuola, enti locali, territorio: certamente l’educazione ambientale permette la collaborazione tra queste componenti, sancita in passato dal D.P.R. n. 616 del 1977 che prevedeva il trasferimento di alcune competenze dello Stato in materia di servizi sociali e quindi anche rispetto alla cosiddetta “assistenza scolastica” alle Regioni, Province e Comuni, e che oggi la riforma dell’autonomia scolastica pretende operativa.

Anche perché nelle istituzioni scolastiche le risorse finanziarie sono poche e non è possibile immaginarsi collaborazioni che abbiano come partners soprattutto agenzie private, le quali spesso richiedono parcelle troppo onerose.  

Ecco che il Decreto Interministeriale tra Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ed il Ministero della Pubblica Istruzione prevede nell’ambito dell’offerta formativa la  celebrazione della Festa degli alberi, la quale si incentra in particolare sull’importanza delle specie arboree quali elementi fondamentali ed irrinunciabili per raggiungere un sano equilibrio tra comunità umane e ambiente naturale ed agricoltura secondo i principi della conservazione della biodiversità vegetale e della corretta gestione del territorio e delle aree rurali, nonché della conoscenza dei prodotti dei boschi e degli alberi. L’articolo 4  dello stesso Decreto prevede che il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali d’intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione e con altri Ministeri eventualmente interessati, anche avvalendosi del Corpo Forestale dello Stato,  collabori con le istituzioni scolastiche per sviluppare nella scolaresca una più approfondita conoscenza dei settori agricolo, ambientale, forestale ed alimentare attraverso progetti formativi con obiettivi specifici ed iniziative d’informazione dei prodotti dei boschi e dei frutti degli alberi. I capi di istituto possono a tal fine stipulare accordi con il C.F.S. per la necessaria assistenza tecnico-logistica.

La “Legge quadro in materia di incendi boschivi” n. 353 del 21 novembre 2000 è finalizzata alla conservazione ed alla difesa dagli incendi del patrimonio boschivo nazionale quale bene insostituibile per la qualità della vita e costituisce principio fondamentale dell’ordinamento ai sensi dell’art. 117 della Costituzione, e nel perseguimento delle finalità gli enti competenti svolgono in modo coordinato attività di previsione, di prevenzione, di lotta attiva contro gli incendi boschivi, nonché attività di formazione, informazione ed educazione ambientale. L’art. 5 comma 1 della stessa legge, per le attività formative recita: ai fini della crescita e della promozione di un’effettiva educazione ambientale in attività di protezione civile, lo Stato e le Regioni promuovono, d’intesa, l’integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado. Inoltre le Regioni curano, anche in forma associata, l’organizzazione di corsi di carattere tecnico-pratico rivolti alla preparazione di soggetti per le attività di previsione, prevenzione degli incendi boschivi e lotta attiva ai medesimi. Per l’organizzazione dei corsi le Regioni possono avvalersi anche del Corpo Forestale dello Stato. L’Art. 6 prevede che le Amministrazioni statali, regionali e gli enti locali promuovano l’informazione alla popolazione in merito alle cause determinanti l’innesco di incendio ed alle norme comportamentali da rispettare in situazioni di pericolo. La divulgazione del messaggio informativo si avvale di ogni forma di comunicazione.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla base delle raccomandazioni della Conferenza dell’O.N.U. sull’Ambiente e lo Sviluppo, dedica il 22 marzo di ogni anno alla “GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA”, celebrata in tutti i paesi della Terra. Il ministero delle Politiche Agricole e Forestali ed i Ministeri della Sanità e della Pubblica Istruzione rendendosi interpreti degli indirizzi dell’O.N.U., realizzano in questo giorno una serie di iniziative per:

-   assicurare il riconoscimento generale dell’importanza dell’acqua come elemento prezioso e vitale, da garantire a tutti i cittadini del pianeta e da rispettare attraverso un uso sostenibile per l’Ambiente;

-   lanciare un messaggio chiaro sull’impegno delle istituzioni per la nascita di una vera e propria “cultura dell’acqua”, per informare ed educare tutti i cittadini affinché diventino soggetti attivi nel processo di gestione delle risorse idriche e di tutela dell’Ambiente da cui l’acqua trae origine;

-         promuovere la conoscenza dell’acqua come fattore essenziale per la vita e per una sana alimentazione;

-         prestare la necessaria attenzione all’acqua per la sicurezza e la prevenzione del territorio da eventi catastrofici, da alluvioni e da dissesti idrogeologici.

Riferimenti teorici

E’ opportuno sottolineare come l’impostazione data all’esperienza didattica rifletta anche la scelta dei Programmi della scuola elementare di far acquisire agli alunni “una prima alfabetizzazione culturale a comunicare con tutti i tipi di linguaggi”, quindi di promuovere” le manifestazioni espressive del fanciullo e il suo approccio al mondo dell’espressione letteraria…”,di far conseguire “la capacità di usare, in modo sempre più significativo, il codice verbale, senza peraltro  trascurare altri tipi di codici: ritmico - musicale ; mimico - gestuale; ecc. …”, “di far produrre testi di tipo narrativo”.  

Il teatro permette lo sviluppo di abilità polivalenti; infatti per produrre ed interpretare un testo teatrale sono indispensabili varie competenze e molteplici qualità personali.

Una volta definito l’argomento della sceneggiatura ambientale, sempre partendo dalle indicazioni sopraccitate, ogni alunno sceglierà un ruolo, un personaggio ed il lavoro sarà impostato seguendo le tecniche del “Work - shop” (bottega del lavoro), tratte dal metodo di insegnamento della scuola di Jerzy Grotowsky, regista e filosofo del teatro, attivo negli anni sessanta in Polonia, conosciuto soprattutto per le sue regie basate sulla "povertà" del teatro. 

Per Grotowsky era assolutamente necessario che il teatro evitasse di utilizzare costumi, trucchi e scenografie sontuose, servendosi soltanto di un’unica ricchezza, la presenza viva dell’attore con il proprio corpo e la propria arte. Le tecniche di questo laboratorio sono costituite da una serie di esercizi ed espedienti utilizzati per riprodurre una vasta gamma di possibili situazioni (reali, grottesche, fiabesche, drammatiche…) che servono all’attore per lo studio del personaggio nei minimi dettagli e al gruppo di attori ed al regista per la costruzione dello spettacolo.  Il personaggio va studiato con molta cura, bisogna individuare chi è, cosa fa, come si muove, che cosa pensa, come parla, come si veste e come reagisce. E’ necessario, durante le prove, lavorare per creare il massimo affiatamento all’interno del gruppo, gli attori devono porsi in una condizione di enorme disponibilità ed essere pronti a mettersi in gioco in ogni istante. Il gruppo di lavoro sa che sta giocando, ma proprio per questo deve accettarne le regole, quelle stesse regole concordate insieme e quindi da tutti riconosciute. I tre filoni di esercizi generalmente proposti agli attori in questa sorta di palestra teatrale tendono:

1.    alla ricerca ed al raggiungimento della massima concentrazione possibile;

2.    al riscaldamento del corpo e della voce;

3.    all’improvvisazione.

Non dobbiamo dimenticare che le attività di drammatizzazione permettono l’espressione di emozioni e di sentimenti individuali che generalmente teniamo nascosti e perciò in questi momenti, quando iniziamo a concentrarci per interpretare un ruolo, non possiamo rischiare di essere superficialmente derisi o inutilmente criticati, altrimenti può svanire la volontà di esprimersi o di prestare il proprio corpo per comunicare emozioni e sensazioni. E’ quasi banale immaginarsi che tale rischio si possa amplificare quando gli attori di questo gioco sono dei bambini.

Sulla base di questi riferimenti teorici gli animatori teatrali lavoreranno con i bambini per stimolare la spontaneità, la fantasia e la creatività, ”ingredienti” indispensabili per “far teatro”.

Uno degli obiettivi di questa attività didattica è anche proprio quello di constatare quanto in realtà il teatro e l’arte della recitazione appartengano profondamente anche alle persone normali, nella quotidianità, e non soltanto agli attori professionisti; certamente vanno distinti i diversi livelli, ma è in fondo facile notare la presenza di elementi teatrali nelle varie dimensioni dell’attività umana. Forme teatrali e drammatiche sono presenti in qualunque tipo di società, antica o moderna, e si ritrovano nelle manifestazioni del tipo più diverso, come le parate militari, le funzioni religiose, gli avvenimenti sportivi, le danze e le cerimonie rituali.

 

Finalità ed obiettivi didattici

 

-         Educare alla salute

-         Analizzare i cibi che mangiamo

-         Analizzare la storia e la provenienza di alcuni alimenti

-         Classificare gli eventuali danni di una cattiva alimentazione

 

-         Presentare le caratteristiche del mondo animale e vegetale

-         Classificare gli esseri viventi in base a somiglianze e differenze strutturali

-         Individuare e conoscere le principali funzioni degli ambienti naturali e degli organismi viventi che li abitano

 

-         Avviare all’espressione corporea

-         Produrre con la voce e con il corpo suoni e rumori di vario genere

-         Utilizzare il proprio corpo, la gestualità e la mimica per comunicare stati d’animo, emozioni e pensieri

-         Acquisire un primo livello di conoscenza delle tecniche attoriali

 

-         Sviluppare la sensibilità ambientale

-         Acquisire consapevolezza del rapporto che intercorre tra l’uomo e la natura

-         Osservare un fenomeno ambientale e formulare delle ipotesi

-         Classificare i rischi dell’inquinamento

-         Stabilire un rapporto tra le attività di prevenzione e salvaguardia

 

Tempi e modalità dell'esperienza

L’esperienza di questo tipo di laboratorio vive la necessità di essere concentrata in un arco di tempo ristretto. Durante tale periodo verranno programmati incontri con l’esperto di Work – shop (bottega del lavoro teatrale) e lo spettacolo finale interpretato dagli esperti ed eventualmente dagli alunni coinvolti precedentemente.

La necessità di condensare l’attività deriva dal potenziale rischio di disperdere la concentrazione e quindi l’efficacia dei risultati da una parte e d’altro canto dalla necessità organizzativa di offrire risorse, spazi, strumenti e consulenza a tutte le virtuali e quindi numerose classi che potrebbero essere coinvolte in questo esperimento ambientale nel corso di un anno scolastico.

La modalità più snella e maggiormente realizzabile anche per il lungo periodo a livello di conduzione del laboratorio è quella di far gestire direttamente l’esperienza dall’insegnante di classe che nel proprio ambito disciplinare si ritrovi l’educazione ambientale, previo corso di formazione.

Rimane sempre valida, comunque, l’offerta di eventuali consulenze tecniche da effettuare in itinere, laddove se ne riveli l’esigenza.

 

Verifica, valutazione e documentazione del percorso

Sarebbe molto interessante, oltreché utile, poter valutare il percorso lavorativo strada facendo con riunioni d’équipe, focus group e la compilazione di micro – test a risposta multipla, ma purtroppo non sempre è possibile disporre del tempo sufficiente per organizzare e strutturare queste attività in modo tale che risultino davvero efficaci, e l’improvvisazione non è certamente opportuna per l’auto – valutazione.

In ogni caso il progetto offre un questionario finale, elaborato da esperti, attraverso il quale le insegnanti coinvolte, se interessate a farlo, potranno esprimere un giudizio globale sull’esperienza vissuta. La tabulazione dei dati potrà offrire lo spunto per verificare, all’interno della scuola, se continuare o meno “l’esperimento”.

 

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